GRG GRUPPO RESURRECTION GARDEN

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La nostra Associazione GRG Gruppo ResurrectionGarden è nata nel 1991 da un’idea del Presidente Romolo Levoni. Si cominciò a lavorare, scegliendo di aiutare ibambini africani, tramite i Padri della “Consolata Missionaries” che operano in quelle terre sin dal lontano 1902. Dal 1999 siamo un’Associazione di Volontariato O.N.L.U.S. regolarmente registrata. Abbiamo due sedi, una a Lama Mocogno ed una a Castelnuovo Rangone. Come riportato sui nostri dépliants “ Noi LAVORIAMO GRATUITAMENTE, Voi OFFRITE LIBERAMENTE. Il tutto va INTERAMENTE e DIRETTAMENTE a Loro”.Frequentiamo Fiere, Sagre e Manifestazioni, anche con il nostro mulino ad acqua offrendo prodotti esclusivi ma, soprattutto, proponendoadozioni a distanza. La nostra maggior forza e garanzia sono, in ogni caso, i Missionari della Consolata in Kenya, i quali offrono certezze ed esperienze davvero uniche.

Da vent’anni ripetiamo nei nostri dèpliants

Tutti i bambini debbono poter diventare Cittadini del mondo là nella loro terra.

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PER QUALSIASI INFORMAZIONE TELEFONARE IL LUNEDI' E MARTEDI' POMERIGGIO ALLA SEDE G.R.G (0536-44576) E CHIEDERE DI NADIA 3409022184, OPPURE TEL.SOTERO 3204386142 O VALTER 3394043116

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ABBIAMO INSERITO LA VOCE ARCHIVIO DOVE METTIAMO I VECCHI FILMATI TOLTI DALLA HOME PAGE, CHI FOSSE INTERESSATO A RIVEDERE UN VECCHIO FILMATO, BASTA ANDARE DENTRO ARCHIVIO, CLICCARE SU VECCHI FILMATI QUINDI FAR PARTIRE IL FILMATO INTERESSATO

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(LIST OF CHILDREN SPONSORED 2017)

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Carissimo Sotero Marasti,

Carissimi Tutti del Gruppo Resurrection Garden,

Chi vi parla e’ Padre Marino Gemma, Missionario della Consolata. Cresciuto nella Parrocchia di San Francesco d'Assisi di Martina Franca, Taranto. Dopo le Scuole Medie, ha frequentato una Scuola Tecnica, conseguendo un Diploma in perito elettronico. Fatta una breve esperienza di lavoro, entra in Seminario a Bedizzole, Brescia, nel 1982. Per accedere agli studi   di Filosofia e Teologia, ha integrato, conseguendo  il diploma Magistrale, presso il Seminario Immacolata di Brescia. Dopo i cinque anni trascorsi a Brescia, eccolo ad Alpignano, Torino. A Torino frequenta per due anni gli studi di Filosofia. Dopodiché, arriva a Vittorio Veneto, Treviso, per un anno di Noviziato. Un anno speciale di preghiera, studio e conoscenza del carisma dell'Istituto Missioni Consolata. Al termine di questo anno, ha abbracciato i primi voti di povertà, castita' e obbedienza. Nel 1990 viene destinato in Kenya. Arrivato a Nairobi, per un anno, frequenta gli studi di Inglese. L'anno seguente inizio gli studi di Teologia al Tangaza College, Nairobi.

Il 17 Giugno del 1995, viene Ordinato Sacerdote, Missionario della Consolata, da Sua Eccellenza Mons. Luigi Papa a Martina Franca, Taranto. Dopo un breve periodo in Puglia, viene inviato in Kenya. Con le valigie ancora da disfare, e’ destinato, per ben sei mesi, in Tanzania. Esattamente a: Kipalapala, Tabora, per lo studio del Kiswahili. Al ritorno in Kenya, prima destinazione alla Parrocchia di Wamba, nel Nord del Paese. Dopo una permanenza di due anni, viene trasferito a Maralal e vi rimane per quattro anni e mezzo. Nel 2001 viene trasferito a Nairobi, Consolata Shrine, che conta oltre settemila anime. All'ombra del Campanile della Consolata c'è una Comunita' che vive nella Baraccopoli di Deap Sea e la Comunità di Kileleshwa, da qualche anno oramai Parrocchia. Qui rimane per ben nove anni. Nel 2010 e’ trasferito e destinato in Italia. Dopo più o meno quattro anni, tra cui circa un anno vissuto a Londra, viene inviato in Kenya, al Nord del Paese, esattamente a Marsabit. Al Maria Mfariji Shrine vi rimane per tre anni. Prima del ritorno in Italia,  per un periodo temporaneo, riceve la destinazione al Resurrection Garden, dove gli sono state attribuite , funzioni di Rettore, dopo la scomparsa del Fondatore P. Ottavio Santoro.  Sara’ sempre riconoscente, per tutto il bene compiuto, negli anni passati, per i tanti e tanti bambini aiutati da GRG.  Condividera’ con voi, il momento di preghiera  in occasione dell’anniversario della morte di Romolo, il 06.12, e la successiva commemorazione dell’ 8.12.  Con l’avvicinarsi del  Santo Natale, desidero esortarvi  a continuare a regalare  un sorriso come gesto d’amore. Buon Natale e Buon Anno 2018 a tutti voi e le vostre care Famiglie.

                                                                                  Vi Benedico

                                                                            P. Marino Gemma

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ADOZIONI BAMBINI

 

 

“ Continua presso la F.Y.U. e presso la  Mutuini Educational Centre il Progetto della Scuola di Computer,reso possibile grazie all’aiuto del G.R.G., come potete vedere nella sezione COSA FACCIAMO – COSA ABBIAMO FATTO di questo sito.Premesso che queste scuole sono aperte anche a ragazzi non sostenuti dal G.R.G. o attraverso adozioni,potete consultare i risultati della Scuola di computer nella sezione Pagelle
 

 

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TURTLÈIN

2015-08-14

Eilàaa… Bongióren! O bonasìra, sl’è già basôra. Pomeriggio, per gli uomini “in lingua”.

Là! L’è finìda. Aiàmm completê àl lébber “ MAGNÈR IN DIALÁTT “ (così virgolettato ed

accentato come gran parte dei vocabolari modenesi hanno deciso essere la parola scritta corretta e

non già come io mi sono permesso ed scrévver “a uràccia” mentre qualche altro tipografo ne ha

completato lo scempio (sempre nella considerazione che nessuno ha mai preteso, che io mi sappia,

di canonizzare il “verba natal turtlèin”). … Ehh… madànna… cùm-et-la-màtt-zò difìcil…

Là!! Basta là! Aiéra sól in-imbaràz perché da ‘na banda (da una parte) la ghe stà quàlla ed

descàrrer in dialàtt - e cioè in lingua originale- ed ‘na còsa, d’un quèl, ed-n’invenziòun, ed ‘na

creatura ( e-a descàrr sèimper dàl turtlèin)… inimitàbil e unica àl mànd tànt che-s’la fóss nèda in

Inghiltèra la srévv a séder là-immèz-ai Lord…mèinter da cl’ètra “banda”, qualla nustràna, l’è sól

servida, normalmèint a fer dvintèr “Lord” qui chi san matterla méi in tevla.

 

 

TURTLÈIN

Àl turtlèin l’à’nimportanza

c’àl prév éser ‘na bandêra;

àl turtlèin l’è-un’eleganza,

ùn bel fiôred premavêra.

Àl turtlèin l’andrév magnê

gióst per Pasqua-o-per Nadêl,

co-i cucêr d’utòun cromê

e la tvàia cól rudêl.

L’à-da éser tradiziòun:

Sègra, Féra o Spusalézi.

L’à-da-ésser ‘n’emoziòun,

brisa vóia d’un caprézi.

Àl turtlèin l’è poesia,

da magnêr anch cùn la mèint,

tótt insàmm, in dla famìa,

stréch, d’acôrd e tant cuntèint,

Mai nisùn, s’agh-pensê-bèin,

l’à mai détt cl’è’na rizèta

ma, piotòst, che càl turtlèin,

l’è’l turtlèin ‘d-nona-Isabèta,

l’è’l turtlèin c’a fà la zia,

o la mama, o-al Mariulèin,

o la Franca, o la Maria.

Ogni dànna, gà-un turtlèin.

(cl’è la forma c-ag-à dê,

tant-an fa, un Ost “Sgurghéghel”

sbraghirànd, ‘ste brótt sfazê,

ed la Venere… l’umbréghel).

TRADUZIONE

Il tortellino ha una tale importanza che potrebbe anche rappresentare 
(c'àl prév éser) una bandiera; il tortellino è anche un fatto di eleganza,
un bel fiore di primavera.
Il tortellino bisognerebbe mangiarlo (magnê) giusto nel giorno di Pasqua
o per Natale (Nadêl), con i cucchiai (cucêr) "buoni" in ottone cromato
(cromê) e la tovaglia di riguardo, con l'orlo (col rudêl).
Deve essere un giorno di festa tradizionale (tradiziòun): Sagra, Fiera o
matrimonio (spusalézi).
Deve essere momento di emozione ('n'emoziòun), e non una voglia, un
capriccio (un caprézi).
Il tortellino è poesia, e pertanto deve essere assaporato anche con la
mente (cun la mèint), tutti assieme (insàm), in famiglia (in dla
famìa), uniti (stréch), in perfetto accordo e tanto felici (cuntèint).
Nessuno mai, se ci pensate attentamente (s'agh pensê bèin), ha mai
sostenuto che si tratta di questa o quella ricetta (rizèta) ma, piuttosto,
che quel tortellino (turtlèin), è il tortellino di nonna Elisabetta (Isabèta),
è il tortellino che fa la zia, oppure la mamma, la Mariolina (àl
Mariulèin), ovvero la Franca, oppure la Maria.
Ogni donna possiede il proprio tortellino (turtlèin), (che è poi la forma
che gli ha impresso (c'a gà dê), tanti anni addietro, un Oste burlone
"Sgorghìgolo" (è maschera modenese) curiosando, lo sfacciato ('ste brot
sfazê), l'ombelico (l'umbréghel) della Venere).
 

Per solit, per finìr, a-ghè sèimper quèl da dir… e, per solit am’aspèt che Piròun àl déga

quèl. E invece, lò, àl sta lè… cùn la stàssa espresiòun ech prév avér’g-un nàder. E allora lo

provoco: … Beh, cus’in dit? Ghèt gnìnt da dir? E lui, con lo stesso suono afono dell’anatra quando

apre il becco, mi risponde: …ahahahaah… secànd mè èt-nê bele détt abàsta tè…Va beh la

povesìa… mo per mè, àl turtlèin, l’è bel e bòun in bàcca…quànd t’àl ciócc… Per via dl’umbréghel

‘d Venere… beh mè a sò che lè, in campagna… a Savgnàn… i truvén una préda important ch-i-

génn cl’éra Venere…E che po’ l’ag’avéss o no l’umbréghel… àn t’àl so menga dir…

Dovendo e volendo finirla, lasciatemi chiudere dicendo che le vie del Signore sono infinite

ma la carèda (carrareccia) ed Piròun l’è la piò curta e la piò gustosa.

 
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